Corpi dei vigili del fuoco

Esserci, quando gli altri hanno bisogno

Ci sono persone che, in qualsiasi momento del giorno o della notte, sono pronte a lasciare il lavoro, la famiglia o i propri impegni per rispondere a una chiamata di aiuto. Sono i vigili del fuoco volontari del Trentino: quasi 6.000 donne e uomini, organizzati in 236 corpi presenti capillarmente sull’intero territorio provinciale, che scelgono di mettere gratuitamente il proprio tempo e le proprie competenze al servizio della comunità.
La loro forza nasce dalla passione e dalla volontà di mettersi a disposizione del prossimo, ma anche dalla preparazione. Professionalità e competenza sono infatti il risultato di una formazione continua e di un costante aggiornamento, indispensabili per affrontare scenari sempre più complessi. I cambiamenti climatici e le nuove tipologie di rischio richiedono capacità operative sempre più specialistiche e una preparazione all'altezza delle sfide di oggi e di domani.
Ogni giorno i vigili del fuoco volontari operano in molteplici contesti: dagli incendi agli incidenti stradali, dagli eventi meteorologici estremi, sempre più frequenti, ai soccorsi tecnici, passando per il supporto all'elisoccorso e al personale sanitario.
Essere vigile del fuoco volontario significa molto più che intervenire nelle emergenze. Significa esserci quando la comunità ne ha bisogno, senza chiedere nulla in cambio.

Come tutto ebbe inizio

Quella dei vigili del fuoco volontari in Trentino è una presenza dalle radici molto antiche. Una tappa importante, nell’ultracentenaria storia del movimento pompieristico provinciale, risale al periodo di dominazione asburgica ed è rappresentata dal regio decreto emanato dall’imperatore Francesco Giuseppe nel 1886. Si tratta del primo regolamento che inquadra, disciplina ed organizza la lotta al fuoco, prevedendo che ogni comune si dotasse di un corpo di vigili del fuoco volontari adeguato alle dimensioni e alle caratteristiche del territorio di competenza.
Come avveniva l’arruolamento? Esistevano in passato vigili del fuoco professionisti? Ricostruire con precisione la nascita, l’evoluzione e l’organizzazione del movimento pompieristico ini Trentino risulta difficile per la mancanza di testimonianze scritte, andate distrutte a seguito di incendi o di avvenimenti bellici. Quello che si può dire con certezza, cercando di rispondere a tali domande, è che nel 19° secolo si possono individuare quattro tipologie di vigili del fuoco. Accanto ai volontari, troviamo i pompieri assoldati, che facevano parte del personale di servizio dei comuni, i pompieri privati, che prestavano servizio ad esempio nelle fabbriche, ed i zappatori-pompieri. Quest’ultima categoria venne costituita dopo l’inizio della prima guerra mondiale dal Genio militare. Il reparto dei pompieri-zappatori aveva il compito di garantire il soccorso tecnico urgente ed il funzionamento delle strutture e degli impianti militari sia in prossimità del fronte che nelle retrovie.
Proprio con l’avvento della Grande Guerra il movimento pompieristico trentino, in crescita fino a quel punto, subì una battuta d’arresto. Lo testimoniano i numeri, che vedono il numero dei corpi passare dai 180 del 1910 ai 190 nel 1913, per poi ridursi a 114 nel 1920. Allo stesso modo, si passò da circa 2700 volontari a 1791. Pompieri volontari vennero inviati a difesa dei campi in Boemia, Moravia, Austria e Ungheria dove si trovavano circa 70 mila trentini evacuati.

La legge del 1954

Un importante passo verso l’attuale organizzazione fu compiuto con la Legge Regionale del 20 agosto 1954, che istituì il Servizio antincendi regionale. Allo scopo di tutelare l’incolumità delle persone e la salvezza delle cose mediante la prevenzione e l’estinzione degli incendi e l’apporto di soccorsi tecnici per le pubbliche calamità, vennero istituiti corpi permanenti a Trento e a Bolzano e corpi volontari in tutti gli altri comuni.
In particolare, gli articoli 13 e 15 stabiliscono che i servizi di prevenzione ed estinzione, nonché i servizi tecnici, siano esercitati dai comuni e che in ciascuno di essi sia presente almeno un corpo volontario.
La legge disciplina inoltre numerosi altri aspetti: dalla figura del comandante e del vicecomandante alla gratuità degli interventi, stabilendo anche la possibilità per i corpi di associarsi in unioni distrettuali e provinciali.

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